A spasso con Arthur Miller sul Gargano

Per tanti anni ha aleggiato il dubbio relativo alla veridicità della presenza, seppure breve, del grande drammaturgo americano Arthur Miller sul Gargano e precisamente a Monte Sant’Angelo. La storia, dopo tante ricerche, smentite e conferme, è risultata vera.

Arthur Miller
Arthur Miller

Miller (che non era solo il marito della Monroe) ha passato nel 1948 un breve periodo a Monte Sant’Angelo per accompagnare un suo amico, tale Vincent (detto Jim) Longhi, con cui visitò alcuni paesi del Gargano. Longhi, essendo in piena campagna elettorale in America,  organizzò questo viaggio per raccogliere voti dai parenti degli immigrati ma anche per scoprire i retroscena delle vite dei suoi antenati. Le vicissitudini di questo viaggio furono raccontate dallo stesso Miller in un racconto dal titolo’ Monte Sant’Angelo’ (in cui i due protagonisti assunsero i nomi di Bernstein e Appello) che venne pubblicato per la prima volta nel 1951 sull’Harper Magazine. Questa interessante parentesi dello scrittore si trova ora raccontata e tradotta nel testo ‘Arthur Miller a Monte Sant’Angelo’ curato da Mariantonietta di Sabato e dal professore Cosma Siani dell’Università di Tor Vergata. Ieri, 23 agosto, presso l’Infopoint di Manfredonia si è svolta la presentazione del testo edito da Andrea Pacilli che risulta essere il primo dei quaderni della Green Cave di FestambienteSud e che tanto successo sta riscuotendo. Nello scritto, Miller riporta tanti particolari della cittadina garganica e se in un primo momento lo stesso apparisse seccato di come la vita si svolgesse lenta tra quelle vecchie case, pian piano si accorse che tanto aveva in comune con quelle tradizioni. Miller, di origini ebraiche, ritrovò in tanti piccoli gesti montanari i suoi modi di fare di cui egli stesso non conosceva la fonte come ad esempio il modo di fare i nodi ai fagotti di cibo: “È esattamente il modo in cui faceva un fagotto mio padre… e mio nonno.

Presentazione testo
Presentazione all’Infopoint

Tutta la nostra storia è far fagotto e andar via. Solo un israelita sa legare un fagotto così!”; od anche l’abitudine di tornare a casa al tramonto il venerdì sera: “Perché tanta fretta di arrivare a casa? L’uomo scrolla le spalle: “Non so. Per tutta la vita sono tornato a casa per l’ora di cena, il venerdì sera, e mi piace arrivare prima del tramonto. E mio padre il venerdì sera è sempre tornato a casa prima del tramonto”. Nello scrittore, ritrovatosi così fortemente ed inaspettatamente legato a quei luoghi,  si accese così la motivazione per aiutare il suo amico nell’impresa di ritrovare le tombe dei suoi avi. “Sono riuscita a risalire a Jim Longhi, parlando con alcuni suoi parenti residenti nel foggiano che mi hanno aiutato a mettermi in contatto con lui a Manhattan”, racconta la Di Sabato. “Mi ero già imbattuta in questa curiosa storia ma finché non parlai con Longhi per telefono non ne riuscivo ad avere la conferma. Tante altre cose mi vennero raccontate oltre al viaggio che lui fece in Italia con Miller. Longhi, tra i numerosi suoi lavori, scrisse una sceneggiatura che raccontava di un portuale americano, precisamente di Red Hook, che trovato il coraggio di ribellarsi alla mafia ne rimase ucciso. La storia venne presentata alla Columbia Pictures che la rifiutò. Successivamente al rifiuto, Longhi trascrisse la storia dell’eroico scaricatore di porto in ‘Due dita di orgoglio’ in riferimento ai due dollari di tangente che i portuali dovevano pagare per essere assunti a giornata, in modo gratuito e senza regole”.

Momento della presentazione
Momento della presentazione

Vite affascinanti, quella di Miller e Longhi, che ci riportano indietro negli anni alla scoperta di viaggi e racconti che trascinano con sé il sentore di un passato e di origini da non dimenticare.

Libera Maria Ciociola

 

Autore:

Giornalista/blogger

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