Matteo Fioretti punta sul Soundpainting

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#Dam Alternative Orchestra (ph. Francesco Stelluti)

Matteo Fioretti, musicista ed insegnante presso il #Dam – Accademia musicale- di Manfredonia si racconta in questa intervista, in esclusiva per il blog ‘Come bere un bicchier d’acqua: istruzioni’: ripercorre i suoi esordi, il modo in cui è approdato al mondo della musica e poi alla docenza mai tralasciando la sua voglia di sperimentare.

 

-Come nasce la tua passione per la musica e quando diventa sperimentazione?
La mia vita per la musica è iniziata per caso. Non sono figlio d’arte ma quasi tutti i miei zii suonavano uno strumento. Fin da piccolo sono sempre stato attratto dalla lettura, dalle arti visive e in particolar modo dalla musica. Mi ricordo bambino mentre spiavo mio nonno suonare di nascosto la sua armonica a bocca o cantare qualche canzone della tradizione classica napoletana.
M’incantavo facilmente alla visione di qualsiasi strumento, potevo fissare per ore la chitarra di mio zio abbandonata in cantina o la sua modesta collezione di LP conservata gelosamente. Ho cominciato a suonare all’età di undici anni appassionandomi al violino e qualche tempo dopo mi sono concentrato sulla chitarra. Suonare mi faceva sentire leggero e l’impressione era di essere in viaggio alla scoperta di luoghi inesplorati, sensazioni tuttora vive dentro di me. Sono sempre stato una persona creativa, quindi non mi è stato difficile approcciarmi al mondo della composizione.
Essenzialmente scrivo per liberarmi. Attraverso il potere catartico della scrittura riesco a recuperare le giuste energie per superare ostacoli e ripristinare equilibri divenuti instabili. A volte scrivo anche per tenere vivi i ricordi, le persone o degli attimi vissuti intensamente proprio come farebbe un fotografo con la sua fotografia, o semplicemente per sperimentare nuove tecniche prettamente musicali. Non ci sono delle regole ben precise per questo tipo di gioco, mi abbandono al suo flusso imprevedibile e cangiante. Riguardo la sperimentazione… come non subire il fascino dell’imprevedibile. Durante il mio periodo romano ho frequentato i centri nevralgici dell’arte e della musica contemporanea. Gallerie, accademie, club, atelier, mostre, studi e laboratori di ogni tipo lanciavano impulsi e sollecitazioni accattivanti. Per la prima volta vedevo da vicino i luoghi dove maturano visioni alternative della musica pur affondando le radici nella tradizione. Il mio desiderio irrefrenabile anti-convenzionale e sperimentale stava lentamente prendendo forma, il terreno era fertile e permeabile. Ho abbracciato le avanguardie di Fluxus e Nuova Consonanza, collaborando e ideando per le loro iniziative all’interno di rinomati festival come EmuFest e Festival di Nuova Consonanza. Diverse azioni indipendenti inoltre mi hanno reso protagonista all’interno d’importanti rassegne e illustri spazi museali. Nel maggio 2012 la mia opera ‘Concerto InChiostro’ fu premiata e selezionata per il vernissage di ‘Vari(e)azioni’, rassegna d’arte contemporanea tenutasi all’interno del noto Chiostro del Bramante. La performance intendeva offrire, in un luogo di gran rilievo storico – artistico, uno spettacolo unico e di carattere sperimentale e non convenzionale. Con la canonica disposizione ad orchestra e il direttore collocato al centro della scena a dirigere i musicisti, il concerto prevedeva l’esecuzione di un brano i cui suoni erano il risultante del lavoro delle stampanti, attivate nel momento in cui il direttore segnava l’inizio. Le stampe in questione, erano frutto di uno spartito, un file digitale, accuratamente realizzato e distribuito ad ognuno dei performer prima di andare in scena. Il titolo polisemantico del concerto ‘Inchiostro’, che come è comprensibile, chiama in causa il luogo di esecuzione della performance, inoltre ricalca i contenuti specifici, e pratici (in quanto ‘prodotti’) del concerto in sé: fogli stampati a inchiostro.

-Senti più tuo il ruolo di docente o di musicista?
Il cosiddetto ‘Giano Bifronte’. Un volto non può prescindere dall’altro. Il palco è il luogo privilegiato dove esprimere la propria intimità senza pericoli, ha un forte potere catartico e non potrei separarmene. Educare al suono e alla musica è sempre stata una delle mie passioni più forti. Durante i miei primi anni di studio tenevo piccoli corsi di chitarra nella mia sala prove. Il mio intento era fare esperienza come didatta e approfondire tutto quello che studiavo. Quando cerchi di trasmettere delle informazioni a qualcuno, è necessario ricercare canali di comunicazione semplici e diretti attraverso i quali raggiungere in primis un’intesa. L’elemento fondamentale per una buona didattica è sicuramente la sintonia tra le parti. Allievo e maestro devono navigare anzitutto sulla stessa frequenza e successivamente pianificare insieme il percorso migliore. Essere docente è davvero gratificante. Regalare sogni e aiutare a realizzarli, proporre stimoli alla riflessione, fare cultura in questi termini è una missione a cui non potevo
rinunciare.

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Matteo Fioretti (ph. Lucia Lu)

-Spiega in cosa consiste il Soudpainting, il metodo di direzione da te adottato.
Il Soundpainting è un metodo di composizione istantanea creato ed elaborato negli anni ’70 dal compositore newyorkese Walter Thompson. Si tratta di un linguaggio che comprende al momento più di 1200 gesti tramite i quali il conduttore (o Soundpainter) indica ad un ensemble composto di musicisti, ballerini, attori, artisti visivi un certo tipo di azione (materiale) da eseguire. In base all’azione eseguita il Soundpainter compone scegliendo in maniera istantanea le azioni successive, dando luogo a un’improvvisazione strutturata. Per il suo rapporto diretto col suono, materia prima della musica, e con le infinite possibilità di costruzione e invenzione, il Soundpainting offre strumenti nuovi e unici a ogni livello della pratica musicale. Ha senso praticarla all’inizio così come in stadi avanzati dello studio della musica proprio per la sua capacità di rinnovare il nostro rapporto con lo strumento, l’interpretazione e l’invenzione attraverso i suoni. Le indicazioni del Soundpainter (gesti o segnali), solitamente sistemato di fronte al gruppo, possono rivolgersi a un singolo performer, a gruppi di performer o a tutto l’ensemble. Il gruppo o il singolo, quindi, con le sue risposte influenza a sua volta le reazioni del conduttore. Per raggiungere un buon livello di fluidità nell’esecuzione, la composizione in tempo reale e l’elaborazione di ciò che accade al momento richiedono, dunque, un grado di concentrazione molto alto sia per i performer sia per il Soundpainter. I gesti del linguaggio Soundpainting sono designati attraverso la sintassi del ‘chi, cosa, come, quando’. I gesti sono molteplici e alcuni dei quali indicano azioni ben precise da svolgere, altri invece si riferiscono a generi musicali, improvvisazioni, concetti aleatori, posizioni da assumere nello spazio, costumi, etc. Nel corso degli anni ho studiato molto le arti chironomiche e nel 2017 ho deciso di dar vita ad un’orchestra tutta mia ovvero la #DAM Alternative Orchestra, un collettivo di giovani artisti di Capitanata nato all’interno dell’accademia musicale Dam di Manfredonia. Con la DAO abbiamo portato in scena due mie composizioni dal titolo PPP, sinfonia dedicata a Pier Paolo Pasolini e 1984, composizione ispirata dall’omonimo romanzo di George Orwell. Nel settembre del 2018 è stata realizzata una breve docu-storia sulla live performance PPP, disponibile in rete sulle piattaforme di video-sharing.

 

-Quali sono i tuoi progetti futuri?
Raramente mi anticipo sui tempi. I miei progetti migliori sono tutti arrivati per caso. Basta solo farsi trovare lì ad aspettare vigile e disponibile, con il caos dentro.

 

Libera Maria Ciociola

 

Autore:

Giornalista/blogger

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