San Lorenzo, il Vescovo venuto dall’Oriente

 

 

 

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E’ divenuto ormai il motto che identifica la missione dell’arcivescovo padre Franco, quel “Manfredonia ri-alzati” a testimonianza della fede e dell’impegno suo e dunque della Chiesa sipontina-manfredoniana, nella rinascita di una città portata colpevolmente ad un degrado culturale, sociale, economico, politico. Lo ripete con forza nella ricorrenza, il 7 febbraio, della festa del santo compatrono “nostro grande Pastore e Cittadino San Lorenzo Maiorano”, proclama nel messaggio ai cittadini.
“La città sta vivendo – annota – un momento certo non facile a motivo delle note vicende. Non perdiamo la speranza – incoraggia – e viviamo il momento come occasione positiva di rinascita e ricostruzione delle relazioni civili ed ecclesiali. Sono certo che stanno germogliando nella città e nel territorio iniziative positive e ricche di creatività, capaci di risvegliare le coscienze alla legalità e portatrici di un futuro bello e sano”.
E dunque l’esortazione: “Manfredonia ri-alzati, reagisci convinta contro la rassegnazione e l’inedia, avvia processi educativi a tutti i livelli di relazione, scegli pratiche lavorative ed economiche corrette e legali, che rifiutino tentazioni corruttive e clientelari, convinciti che il bene comune precede l’interesse individuale e che il secondo produce solamente se innestato sul primo. A queste condizioni di sicuro il nostro Pastore e ‘Primo cittadino’, San Lorenzo Maiorano, ci sarà di continuo conforto e stimolo per fuggire ogni paura e a diventare tutti protagonisti per il bene della nostra città e della nostra Chiesa”.
Invoca padre Franco il compatrono San Lorenzo contro i nuovi barbari per “lo sviluppo delle Chiesa e della città dopo tempi difficili, ridando vita e forza all’identità originale e all’eredità culturale dell’antica Siponto. Un esempio per una vita civile sana e una testimonianza di Chiesa limpida”.
Richiami storici non casuali ma che ben si attagliano alla situazione attuale che grava su Manfredonia. San Lorenzo è il vescovo venuto dall’Oriente, preso a Costantinopoli. Siamo nel 458 e a Siponto la sede spiscopale è vacante a causa di una lunga e insanabile contesa tra il senato sipontino e il re barbaro Odoacre per la nomina del vescovo. I maggiorenti di Siponto si rivolsero a Zenone, imperatore d’Oriente e protettore della Chiesa cattolica il quale accogliendo le giuste istanze dei sipontini, propose, per eliminare ogni dissidio, un nome della sua famiglia, Lorenzo Majorano, appunto.
Trenta anni, nato a Costantinopoli dalla famiglia imperiale Majorano, Lorenzo fu ordinato vescovo e approdò allo Spuntone, un ormeggio nei pressi del convento dei Celestini, accolto dal popolo festante. Un immigrato ante litteram. Colto e dotato di virtù eccelse, il suo ministero fu illuminato da straordinarie attività che rivitalizzarono Siponto. E’ stato il vescovo che ha dato inizio al culto di San Michele a Monte Sant’Angelo e che fermò il barbaro Totila alle porte delle città, episodio riportato nello stemma della città di Manfredonia. Lorenzo, decimo vescovo di Siponto, morì a 87 anni, il 7 febbraio del 545 dopo 57 anni di saggio vescovado.
Michele Apollonio

Autore:

Giornalista/blogger

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