‘Parasite’: una storia di (stra)ordinaria sopravvivenza

‘Parasite’, l’ultimo film del regista sudcoreano Bong Joon Ho, entra nella storia del cinema mondiale riuscendo ad accaparrarsi ben quattro statuette durante la Cerimonia degli Oscar svoltasi il 9 febbraio scorso al Dolby Theatre di Los Angeles.
L’Academy ha, infatti, premiato la pellicola sudcoreana assegnandogli il prestigioso riconoscimento nelle categorie di Migliore regia, Miglior film internazionale, Migliore sceneggiatura originale e soprattutto – per la prima volta – Miglior film in lingua originale.

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immagine di cinema. everyeye.it

Hollywood dà forti segnali di apertura ad un cinema nuovo, intriso di spunti inediti, che riesce a raccontare vite e storie al limite e Bong Joon Ho in questo, è da riconoscerlo, è un vero maestro, il migliore secondo l’Academy.
Tanti ‘grandi’ sono restati a bocca asciutta (o quasi), come Scorsese con il suo imponente ‘The Irishman’ od anche il tanto osannato ‘1917’ di San Mendes ma questo è stato l’anno del rinnovamento, della ricerca e della voglia di ripartire da zero annullando i parametri di convenzione comune.
‘Parasite’ è un mix esplosivo di generi che va dalla dark comedy al thriller riuscendo però a sfiorare l’horror per scendere poi nel sentimentalismo; “…questo film è il racconto di persone comuni alle prese con una inestricabile confusione, una commedia senza clown, una tragedia senza cattivi, dove tutto porta verso un groviglio di violenza e a un tuffo a capofitto giù dalle scale”, dice il regista.
La storia è quella della famiglia Kim, formata dal padre Ki-taek (Kang-ho Song), un uomo ormai apatico, la madre Chung-sook (Hye-jin Jang), anche lei inerme allo scorrere del tempo e due figli, Ki-jung (So-dam Park) e il minore Ki-woo (Woo-sik Choi).
La loro vita si svolge in un sudicio seminterrato privo anche di ciò che serve alla minima sopravvivenza, trascinano i loro giorni con lavori improvvisati ed improbabili.
L’intraprendente Ki-woo coglie l’occasione, forse unica, di cambiare la sua esistenza e quella dei suoi parenti, accettando un impiego come tutore di una benestante liceale, figlia della famiglia Park; per farsi assumere falsifica il suo diploma e la sua identità e dopo un breve periodo di rodaggio riesce a far assumere, con escamotage tutt’altro che leciti, tutti i componenti della famiglia.
I Kim intrecciano così, indissolubilmente, la loro routine con quella dei Park diventando dei veri e propri parassiti.
Joon Ho, con la sua penna affilata e cruda di esperto sceneggiatore, non lascia allo spettatore la possibilità di annoiarsi né tanto meno di rilassarsi intessendo una trama ricca di amara ironia e di disincantata realtà…fino al colpo finale sferrato come un pugno alla stomaco.

Libera Maria Ciociola

 

 

Autore:

Giornalista/blogger

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