Il Carnevale sipontino nella sua evoluzione storica

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immagine sulgargano.it

Al di là dell’entusiasmo e della buona volontà profusa dagli organizzatori-interpreti, il Carnevale di Manfredonia 2020, registra uno dei momenti più “modesti” della sua storia millenaria come tramandataci dalla varia documentazione che ne tracciano il profilo storico e dunque il volgere dei costumi e delle stesse leggi che lo hanno regolato.
Confermata anche quest’anno la diserzione dei carri allegorici entrati in scena solo alla fine degli Anni cinquanta del secolo scorso, quest’ultima edizione del Carnevale si è “ridotta” alla sfilata dei soli volenterosi gruppi mascherati rinforzati dalle “meraviglie”, i gruppi di maschere interpretati brillantemente dai bambini delle scuole materne e primarie. Un Carnevale che più che “di Manfredonia” è ormai più propriamente identificato come il “Carnevale di Piazza Marconi” svolgendosi il cerimoniale in quella piazza alle porte della città, a beneficio di una tribuna di autorità e assimilati tali. La città rimane fuori appena gratificata di spettacolini che col carnevale hanno poco a che fare.
Un Carnevale insomma che non ha tradito, almeno quella, la tradizione storica che lo indica come lo specchio della situazione sociale, economica, politica, amministrativa in cui versa la città e il suo popolo. A dispetto della sua natura dissacrante e allegra, il Carnevale è un validissimo riferimento di lettura dei tempi che attraversa. Un aspetto culturale di grande valenza storiografica da proporre come studio ai giovani anche in funzione carnevalesca. Un esempio rigoroso lo offre l’’Archivio storico sipontino’ curato da Pasquale e Giovanni Ognissanti i quali attraverso meticolose ricerche hanno ricostruito un profilo storico “che va al di là di una manifestazione effimera e che coinvolge, e per molti aspetti segna, la stessa storia della comunità” affermano gli autori nella premessa alla pubblicazione dell’ultimo fascicolo della serie dedicata a ‘Il Carnevale sipontino’ contenente la storia e i documenti dal 1983 al 2000. E non a caso la presentazione è avvenuta al Circolo Unione che, come per l’appunto nella pubblicazione si attesta, alle manifestazioni del Carnevale ha contribuito con particolare impegno specie sul versante culturale, come hanno ricordato il presidente del Circolo, Pio Longo, e l’ex direttore dell’Azienda soggiorno e turismo Enzo D’Onofrio.
Numerose le notizie inedite scovate dagli autori che ricostruiscono un ordito del carnevale sipontino che evidenzia al fianco di frizzi e lazzi popolareschi mai fini a sé stessi ma indirizzati ai potenti politici ed economici del tempo, come la “poppata” ovvero dichiarazione di mancato pagamento di un debito, o del famoso e stuzzicante “ballo per casa”, situazioni che chiamavano in causa il brigantaggio, l’eversione politica, e dunque i tanti divieti di mascherarsi emanati nel 1884 (prevedevano il carcere sino a tre mesi) come al tempo dell’occupazione alleata per combattere i bordelli e l’invadenza di “donnine allegre”.
Un racconto affascinante e interessante intessuto con il richiamo ad una doviziosa rassegna di articoli della Gazzetta del Mezzogiorno, una puntuale fonte documentaria di straordinario valore.

 

Michele Apollonio

Autore:

Giornalista/blogger

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