Lo Stato ‘asociale’

coronavirus (1)

Ricapitolando, un virus venefico si aggira per il mondo, e per fermarlo, visto che non c’è ancora una cura, ci viene fortemente raccomandato di adottare tutta una serie di comportamenti. Poiché si rischia di non poter curare tutti negli ospedali è importante interrompere la catena del contagio, e per questo dobbiamo stare in casa, evitare spostamenti e viaggi e uscire solo per cose necessarie, come andare al lavoro – infatti non ho mai visto tante persone con tutta questa voglia di andare a lavorare. Dobbiamo mantenere le distanze gli uni con gli altri ed evitare abbracci, strette di mano e contatti sociali in generale – insomma, è lo Stato che con la sua potestà autoritativa ti sta dicendo che non ti devi fare una vita. Se proprio bisogna uscire, allora è meglio non prendere mezzi pubblici e andare con la propria auto, possibilmente uno in ogni veicolo – così quando finisce il Coronavirus non ci annoiamo e torniamo subito a parlare del surriscaldamento globale. In Italia, poi, siamo socievoli di natura e fatichiamo a stare in casa, perciò il Presidente del Consiglio si è trovato a dover fare un decreto al giorno, con progressivi aumenti di limitazioni agli spostamenti e conseguenti modifiche alle autocertificazioni necessarie per muoversi – ormai me ne porto sempre una dietro anche quando mi sposto da una stanza ad un’altra, non si sa mai… Ma a guardare meglio tutto ciò che ci sta succedendo da un altro punto di vista, si possono notare tante altre situazioni scatenate dall’emergenza sanitaria: la desertificazione della democrazia, il Parlamento esautorato, la sospensione di fatto dei diritti civili di cui agli artt. 13 e 16 della Costituzione. Insomma, ora Salvini starà pensando che per arrivare ai pieni poteri gli bastava semplicemente diffondere un virus nei mojito. Comunque, nella tragicità della situazione, anche se è un esercizio difficile, bisogna pensare positivo: l’importante è che queste misure funzionino e che il virus venga sconfitto il più presto possibile, così potremo tornare alla normalità e a fare economia sui posti letto negli ospedali, arricchire gli influencer, far rifiorire le industrie delle armi e il lavoro nero.

 

Fabio Castrignano

Autore:

Giornalista/blogger

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