Uno sguardo oltre…con Felice Sblendorio

Si è rivelata molto piacevole la chiacchierata con il 21enne giornalista sipontino Felice Sblendorio con cui da tempo avevo voglia di confrontarmi incuriosita dalle sue piacevoli interviste, pubblicate su bonculture.it, a nomi autorevoli del panorama culturale – e non solo – italiano. Senza pregiudizi e formalità, Felice è passato dal lato dell’intervistato per questa volta: si è parlato del ‘più e del meno’ come se ci si fosse ritrovati davanti ad un caffè virtuale (grazie Skype) e ciò che leggerete qui sotto ne è il risultato.

-Hai cominciato a firmare i tuoi primi articoli quando eri davvero piccolo. Mi ricordo di te quando entrambi eravamo nella redazione di Manfredonianews.it…

Sì, frequentavo il secondo o terzo anno delle scuole superiori quando Mariantonietta di Sabato – vicedirettrice di Manfredonianews.it – mi chiese di scrivere per il loro giornale, si trattava spesso di argomenti ‘leggeri’ ma comunque di lì poi non ho più abbandonato la scrittura. Ho cercato, anzi, di rafforzare la mia passione intraprendendo un percorso di studi universitari – Scienze politiche a Bologna – che si potesse conciliare anche con l’altro mio forte interesse per la politica. Seguo e leggo firme autorevoli che possano in qualche modo rendere più maturi e strutturati i miei pensieri e le mie conoscenze in modo da non risultare mai banale in ciò che poi mi accingo a scrivere.

-Ti abbiamo visto ricoprire più ruoli: giornalista per la carta stampata, per televisioni locali, acuto intervistatore in occasione di presentazione di libri. In quale veste ti senti più a tuo agio?

Mi piacerebbe specializzarmi nel settore televisivo dove occorre mettere la faccia in quello che si fa. Ho già avuto un’esperienza con Teleblu prima di partire per l’università ma poi ho dovuto accantonare questo mondo per dedicarmi agli studi. In realtà, non considero l’ambito televisivo staccato dalla scrittura perché ciò che a me interessa è comunque la parte autoriale, è in questo che vorrei cimentarmi anche se so perfettamente quanto sia complicato ed impegnativo. I talk show mi hanno sempre molto affascinato anche se, secondo il mio parere, andrebbero innovati soprattutto per quanto riguarda le presenze ormai ‘fisse’ che li animano. Una rivoluzione dall’interno che possa dare spazio ai più giovani, a chi ha qualcosa di nuovo da dire, qualcosa che il telespettatore medio non si aspetta. Creare un cortocircuito dei talk show e dell’informazione televisiva.

-Risultano sempre molto interessanti da leggere le tue interviste pubblicate su bonculture.it, qual è il nome che vorresti contattare per una prossima ‘chiacchierata’?

Ce ne sono tanti ma forse tra tutti è il Maestro Franco Battiato la cui personalità solletica maggiormente la mia curiosità e voglia di confronto. Resterà molto probabilmente un sogno viste anche le ignote sue condizioni di salute ma, come per tutti i nomi che ho avuto il piacere di intervistare, ciò che mi piacerebbe è conoscere in suo pensiero su questo delicato periodo storico, capire la persona andando oltre il personaggio. Mi affascina, più di altri, lo sguardo disincantato di chi è più avanti con l’età perché riesce ad offrirti una panoramica così lucida della realtà che alla mia età non si riesce ad avere, ti apre gli occhi verso questo presente così confuso rappresentando quasi una bussola per orientarsi e scegliere quale strada sia meglio percorrere.

-Una domanda secca e forse un po’ scomoda a te che sei sempre così diretto: secondo te, c’è ancora giornalismo a Manfredonia?

Secondo me sì… a volte. Finché continuerà ad esserci qualcuno che ha il coraggio di scrivere la verità senza tanti compressi, di scrivere ciò che non andrebbe scritto, di farlo con onestà intellettuale e non solo per promuovere persone o cose, il giornalismo esisterà. Più se ne parla, soprattutto di temi scomodi, meno ci sarà la possibilità che quel tipo di realtà si infiltri subdolamente nella società e il giornalista deve fare questo, essere scomodo. Raccontando le cose che non vanno è più probabile che si costruiscano i paradigmi dei conflitti sociali, delle dispute politiche, la mancanza di questo impegno per me rappresenterebbe un annoso problema e non solo per il giornalismo.

Libera Maria Ciociola

Autore:

Giornalista/blogger

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