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Il (non) ruolo delle donne

Quando si pensa alle donne viene in mente ‘l’angelo del focolare’, inclinazione genetica agli affari domestici(come ho sentito dire spesso), la balia. Non tolgo onore a chi sceglie la cura della famiglia e della casa come prerogativa ma che non diventi un clichè, una trappola senza via d’uscita.
Questo è il quadro che viene fuori da un sondaggio mai esplicitamente avvenuto ma il cui oggetto permea con la sua frequenza le orecchie di noi altri fin da piccoli.
Una recente scoperta ha portato alla luce – tenetevi forte – che la preistoria vedeva protagoniste le proto donne non solo nelle caverne ma anche nella attività di procacciamento del cibo.
Le clave sono in disuso, anche se tracce ce ne sono ancora in giro, ma la presenza sul territorio di cervelli visibili solo al microscopio è in forte aumento. Il che è molto preoccupante. Forse sarebbe più efficace minacciare, dicendo: ‘Vogliamo ‘essere detti’ che siamo più indietro dei trogloditi? Che non siamo alla moda, nonostante spendiamo migliaia di euri per un paio di scarpe? ‘NOOOOOOOOO,per carità!’
Parlare di ruoli mi ha sempre fatto storcere il naso, c’è sempre qualcosa che non mi convince quando si categorizza…mi sembra lo si faccia per far prima, per non perdere tempo a capire le identità, a riconoscerle; facendo questo ci si perde il meglio del meglio, ma forse questo è un concetto troppo elevato per alcuni…come posso spiegarmi? Ah,sì,eureka: ‘IL MONDO E’ BELLO PERCHE’ VARIO’.
La parità dei sessi. Discutiamone. La parità di trattamento raggiunge il massimo grado espressivo quando ad ognuno viene riservato un trattamento differente nel rispetto dei suoi caratteri.
E noi mica possiamo stare a perdere tempo…che poi ‘sto tempo venisse investito in maniera migliore; certo c’è la passeggiata in mezzo al corso, i premi da consegnare a destra e a manca solo per far contento questo o quello, pinco panco o panco pinco.
Questi premi sono di una noia mortale, si ripetono sempre le solite formalità di circostanza trite e ritrite; ma quand’è che ci si impegna per cambiarle le cose?
Ritornando alle donne non voglio lasciar trapelare nulla che non rispecchi la realtà e cioè che ce ne sono di meritevoli, esemplari ma c’è anche chi si è davvero ritagliata addosso un ruolo da rispettare a vita o per comodità o perché obbligata dalle circostanze; l’unica cosa che voglio sottolineare è che c’è sempre una possibilità di scelta, a volte comporta sacrifici enormi che, comprendo, non si è spesso in grado di sopportare ma per lo meno a livello teorico la regola vale. Per tutti (anche per gli uomini,naturalmente)


-Tracce di un delirio del 2011-

Un totem all’ingresso di Foggia che ricorda i 16 braccianti orti due anni fa. L’opera di Alessandro Tricarico (video)

Un totem all’ingresso di Foggia. Forse il luogo più trafficato da chi ha un legame più o meno stretto con questa città.
Realizzato in ricordo dei 16 braccianti morti due anni fa, con un’immagine che rappresenta l’ultimo gesto che hanno compiuto poco prima di morire.
Oltre 700 pannelli per un totale di quasi 800m2.
Di questa stampa resteranno presto solo pochi brandelli cullati dal vento, proprio come le parole di questa eterna campagna elettorale.
Si dice che “alle cose piace succedere” e, difatti, sono successe. La pioggia prima e il caldo poi ci ha fatto rimandare di un mese i lavori.
In questo mese è successo anche che il sindaco di questa città, la mia città, sia passato in quota lega nord ed abbia “consegnato nelle mani” del suo capo di partito la suddetta città. La mia città.
E allora anche io, che non sono nessuno, consegno questa città nelle mani spaccate di tutti i braccianti, nelle mani protese delle zingare fuori dai supermercati, in quelle delle puttane sfruttate in via bari e via san severo che ammaliano i conducenti delle auto, a quelle dei barboni che si sfregano l’un l’altra dal freddo fino a consumarsi per cercare un po’ di calore.
La consegno in tutte quelle mani che stringono ancora un briciolo di dignità, nella buona o nella cattiva sorte.
Perchè questa terra appartiene a chi la accarezza e non a chi se ne riempie le tasche per poi tirarla fuori all’occorrenza di comizio in comizio.
Grazie infinite ad Intersos per aver creduto in me e nella mia squadra e per aver contribuito alla realizzazione di quest’opera.

#solobraccia

(dalla pagina Fb di Alessandro Tricarico)

Recensione della raccolta poetica “Come bere un bicchier d’acqua: istruzioni” di Marilina Ciociola

– MOMENTO AUTOREFERENZIALE –
Per una volta qualcuno, la bravissima Sabrina Mangano di Progetti Futuri, ha avuto la voglia e la curiosità di leggere le mie poesie (e ha anche detto che le sono piaciute eh) e di farne una recensione… ma non una recensione così ma una bella proprio. La ringrazio davvero ❤️

Sic et simpliciter: quale modo migliore per introdurre qualcosa di così armoniosamente complesso? È con l’introduzione della famosa locuzione latina che si presenta Come bere un bicchier d’acqua-istruzioni, una frizzante silloge poetica ad opera della scrittrice manfredoniana Marilina Ciociola; ogni parola, persino ogni virgola e ogni spazio, trasudano potenza, evanescenza, senso critico e la vena dissacratoria più disarmante.Pubblicazione indipendente, quasi a rendere più forte il concetto di arte per l’arte, senza intermediari di nessun genere, Come bere un bicchier d’acqua-istruzioni contiene già nel titolo quel fil rouge che tiene insieme l’intera opera, dal primo componimento all’ultima parte in prosa, sebbene non sia da definirsi un prosimetro, per una non effettiva commistione. Il viaggio, in compagnia dell’autrice, inaugura un volo, nel quale “contrarie alle incombenze si stagliava le circostanze”: è la vita che scorre che imbratta tutto di sangue, il sangue delle emozioni, del ricordo, del risentimento, della rabbia, della fiducia, della domanda e del desiderio di libertà. La natura caleidoscopica dell’opera permette l’individuazioni di topoi, che ho visto ruotare sotto i miei occhio come in una composizione ad anelli: il controllo, catena dell’umano essere, di una paura ancestrale, quasi spirituale, e voglia incomunicabile dell’inesplorato, dell’oltre, di qualcosa che non si conosce; la non-vittoria, che produce un incontro-scontro incandescente con la non-sconfitta, che si riversa, impetuosa o pacifica, come un fiume al centro della foresta vergine, in una celebrazione disperata della vita nonostante i suoi “nonostante”. E ancora, l’immobilità, che costeggia silenziosa il sentiero del movimento, che lo scruta, lo osserva da non poi così lontano: il gesso, statico e fermo, che diventa disinibita volontà, in un processo tutto umano che incarna il senso stesso dell’esistenza, il pendolo che si muove, che oscilla ai due estremi. Le ali faranno il loro dovere, l’annebbiamento della condizione primordiale: il piccolo di uccello che si trova a dover volare, per dovere, perché scritto nel proprio dna, senza averlo fatto prima e ci riesce, dopo una collezione numerosa di cadute… l’uomo è poi così diverso? La solitudine, anch’essa facente parte del codice genetico di chiunque, il bisogno e allo stesso tempo la repulsione che la accompagnano, è presentata con la leggerezza di una nevicata a fine primavera: delicata ma aggressiva come lo è l’inaspettato, dal bisogno ridondante, martellante, che si fa sentire sottovoce ma importante, come una nenia che penetra lentamente ma in profondità inesplorate, quella della vita che esiste. Una nota particolare, quasi speziata, è quella dell’amore, il sentimento – che ne racchiude al suo interno una vasta gamma di altri –di cui tanto si è discusso e si discuterà, intorno al quale ruota, si dice, qualsiasi cosa esista; in Proficua tenzone, l’emozione cardine dell’esistenza, assume una nota di una dolcezza e di una passionalità elevatissime: Fantastiche, ravvolte confidenze/vorrei strapparti/con le stesse dita/con cui ti ho firmato/a vita quel momento,/il giorno/in cui ho deciso di capirti, fino in fondo. Non è vero che, in fondo, “Forse non si desidera tanto essere amati quanto capiti?” (G. Orwell). È una pittura a spatola, la silloge di Marilina Ciociola: il confronto con l’anima, che da sempre è la maggior vertigine di chi ha il coraggio di guardarsi dentro, diventa una pennellata di blu cobalto; quella di Giallo scuro diventa una ruggine di colore che, nell’opera di completare i ricordi, fa il gesto eroico di cercare, smaniosamente, in maniera certosina e speranzosa, nelle cesellature di una cornice ormai corrosa dal tempo e dalle memorie, le cose che si perdono; in The beginning prende corpo un caleidoscopio di sensazioni, nel quale le emozioni fluiscono velocemente dal caldo al freddo di una realtà descritta in maniera mordace, aggressiva, che espone la necessità di affidarsi all’urgenza, di aggrapparsi alla liana per continuare il giro, per riuscire a superare il gozzo della pantomima, il nodo di sangue che non si riesce a sciogliere. A proposito di aggressività, di quella buona, di quella che contiene rabbia e leggerezza al tempo stesso, in Rock’n Roll, baby! sento, come mi piace definirla, la veemenza ottimista, la costruzione d qualcosa, che parte dalla percezione di quello che ci circonda, spassionata, libera da fronzoli e giustificazioni, e che passa necessariamente prima dalla demolizione di qualcos’altro. Questa forza trova le sue fondamenta più vere, più solide, nell’attenzione alle piccole cose che non sono necessariamente le cose più piccole, non di stazza perlomeno: “il terriccio umido e brulicante di vermi/che ho sempre amorevolmente tenuto d’occhio”, la voglia di anestetizzare la paura con l’aiuto di un lavoro immaginifico del vivente che, con lo sforzo di un demiurgo, cerca di creare prospettive nuove, che siano all’altezza, dove non le vede. Leggendo il lavoro sensibile di Marilina Ciociola in Come bere un bicchier d’acqua-istruzioni, non è difficile avere la sensazione di sfiorare un’essenza meravigliosamente piena che si presenta con l’umiltà di un’ombra, adirata come chi ama col sangue tra i denti, ma, in un ossimoro disarmante, sempre in punta di piedi. Leggere questa silloge ha significato, per me, assistere ad una delle più grandi dimostrazioni di autenticità da molti anni ormai: ho visto, ho ascoltato, ho persino toccato, in una sinestesia di sensazioni, qualcosa- e qualcuno – che fluttua, che offre una danza nuova, diversa, per quanto intrisa d’umana natura, resa ancor più spettacolare dalla musica silenziosa che la circonda; niente di ampolloso, altisonante, roboante, gonfio: qualcosa di semplice, sì, ma come il desiderio,/come l’istinto,/come il tormento.

Sabrina Mangano

https://www.progettifuturi.com/post/recensione-poesia-ciociola?fbclid=IwAR3g8ouM-W0gh2btP4v18uJaWQQb1qIeDiSOtxAnbHUdgv30_GNfUSsvsQs

Blister: C’ERA UNA VOLTA IL TEST

Festa della Repubblica ai tempi del Coronavirus: mai come quest’anno siamo stati così uniti nel liberarci da una corona.

(Assembramenti alla manifestazione della destra, distanziamento rispettato in quella della sinistra.
La matematica non è una opinione.)

Meloni e Salvini chiedono di portare dei fiori al Milite Ignoto.
Dopo essersi rivolti a Chi l’ha visto.

2 Giugno, Mattarella a Codogno: “Qui è presente l’Italia della civiltà e della solidarietà”.
Infatti Salvini non c’era.

Conte convoca gli Stati Generali.
Se non ricordo male, dopo viene la Prima Repubblica.

Salvini contro gli Stati Generali proposti da Conte: “Ci pagano per lavorare in Parlamento”.
Chissà in quale studio televisivo lo ha detto.

Stati generali, Conte: “Non vogliamo sprecare neanche un euro per il rilancio del Paese”.
Sarà stato un lapsus freudiano.

Libero sull’intercettazione del giudice su Berlusconi: “Difendere Silvio diventa un reato”.
Per la precisione, favoreggiamento.

(Renzi: “Ho sentito Silvio”.
Chiamarlo Papi gli sembrava troppo confidenziale.)

E’ morto Ennio Morricone.
Come colonna sonora del 2020 mi sembra appropriata.

Morte di Ennio Morricone: nella metro di Roma in suo onore risuonano le sue musiche più celebri.
Ora sembra il set de “Il buono, il brutto e il cattivo”.

Parte l’app Immuni, ma c’è il rischio di falsi positivi e non funziona senza bluetooth.
Praticamente ha la stessa utilità di Samsung Push Service.

Spot di alcuni paesi della Locride: “Venite in vacanza da noi, al nord dilaga l’epidemia”.
In effetti la n’drangheta ormai si è spostata lì.

Calenda: “Si a un Governo con i pezzi intelligenti della Lega”.
Che paradossalmente sono i coglioni.

Raggiunto l’accordo europeo sul Recovery Fund: all’Italia 209 miliardi, 16 in più di quelli richiesti.
E Conte sarà il protagonista della prossima stagione di Emigratis.

Fontana, Presidente della Lombardia: “Negli anni Ottanta era di moda portare i soldi alle Bahamas”.
Per non parlare della moda di ospitare stallieri.

Bonus INPS COVID ottenuti dai politici, confessa un consigliere regionale: “Sì, l’ho preso, ma lo darò in beneficenza”.
Altrimenti c’era il rischio che finisse a qualche mascalzone che non ne ha bisogno.

Fortissima esplosione a Beirut; Israele sostiene di non averci niente a che fare.
E che comunque se la sono cercata.

Tentato assalto ad un portavalori sulla A14 vicino Cerignola.
Del resto, quando si viaggia si è sempre alla ricerca di qualcosa di tipico.

Svolta musicale per Anna Tatangelo.
Lo considereremo il primo miracolo di Ennio Morricone.

Dino Campana: il poète maudit italiano

Dino Campana e Sibilla Aleramo (ph, Paginatre)

Dino Campana, nativo del ravennate, è stato probabilmente il poeta italiano che ha ricalcato meglio il modello di poeta maledetto francese. Fu, senza ombra di dubbio, un personaggio molto particolare della letteratura italiana, che ha interpretato la poesia come esperienza visionaria, totalizzante, onirica ed unica fonte rivelatrice del mistero e della correlazione segreta tra le cose e il mondo e tra le cose stesse, alla stregua di Orfeo che riusciva ad ammansire le bestie più feroci con la propria musica. L’esperienza letteraria di Campana verte sul vagabondaggio e il nomadismo – dei quali fece esperienza diretta per molti anni – sulla degradazione, la solitudine, l’allucinazione e la rovina; la ricerca, infatti, protagonista di qualsiasi forma d’arte, si tramuta in ricerca ossessiva, allucinatoria, in un viaggio che è al limite tra il reale e l’onirico.

Malgrado la forte connessione con Mallarmè, Baudelarie e soprattutto Rimbaud, in Campana sono riscontrabili importanti influenze carducciane e dannunziane, ma anche riferibili a Cavalcanti e Dante; il tema del viaggio, che ricorre frequentemente nella sua opera, lo avvicina particolarmente a quest’ultimo: il viaggio, prima di essere orizzontale e fisico, mezzo per il raggiungimento della libertà, è un viaggio verticale che permette, attraverso la discesa e il declino, di raggiungere realtà elevate ed illuminate. Straordinariamente, in Campana coesiste una duplice e quasi ossimorica naturaartistica: quella visiva, per le idee relative al progresso e alla modernità del Futurismo, e quella visionaria, per la vicinanza a Leonardo, all’arte toscana e a De Chirico.Allo stesso modo, la critica lo colloca vicino al Simbolismo e all’Espressionismo: dalla prima corrente eredita la convinzione che l’arte sia un mistero, un messaggio e che riesca a carpire i lati più celati della realtà; alla seconda, invece, è vicino per gli episodi di allucinazioni improvvise , frequenti nell’artista, e per una fantasia da definirsi onirica.

I nodi di connessione con Rimbaud sono molteplici e indiscutibili: il poeta francese cercò nel viaggio la propria via di fuga, raggiunse l’Africa, abbandonò ad un certo punto la poesia, allontanandosi dal mondo cosiddetto civile, fonte di alienazione e oppressione; Campana viaggiò per l’America Latina, visse e lavorò in Argentina, non abbandonò mai la poesia ma venne sopraffatto dalla propria esperienza poetica che lo condusse alla follia e alla solitudine fino alla morte in manicomio. La più importante opera di Campana è intitolata Canti Orfici ed è una silloge in prosimetro composta nel 1913, che in origine era intitolata Il più lungo giorno, il cui manoscritto autografo fu ritrovato, dopo essere andato perduto, solo nel 1971; tuttavia, l’autore la riprodusse a memoria per pubblicarla autonomamente nel 1914. Particolarmente emblematico il componimento La Chimera, nel quale la protagonista è un’enigmatica figura femminile, non riconducibile al mostro mitologico, ma piuttosto ad una presenza arcana, velata di mistero e suggestione. […] Guardo le bianche rocce e le mute fonti dei venti/ E l’immobilità dei firmamenti/E i gonfi rivi che vanno piangenti / E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti / E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti/ E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera. Notiamo i riferimenti concreti: bianche rocce, gonfi rivi, lavoro umano e il loro graduale dissolvimento nell’espressionismo delle immagini: teneri cieli, chiare ombre, ombre del lavoro. Nel verso lungo libero e nella tendenza narrativo-discorsiva di Campana,in contrasto con lalogica del frammento dei contemporanei, è importante porre attenzione all’aggettivazione che è classica ed è connessa al reale ( es. bianche rocce); in altri casi viene inevitabilmente meno il nesso logico e semantico e vengono proposte immagini di grande forza espressiva (teneri cieli, chioma musicale).

Ondulava sul passo verginale/ Ondulava la chioma musicale / Nello splendore del tiepido sole/ Eran tre vergini e una grazia sola / […] (Tre giovani fiorentine camminano, inedito pubblicato nel 1924. Quella di Dino Campana fu un’infelice storia di vita, venne ricoverato in manicomio per la prima volta nel 1906 ma venne dimesso dopo poco tempo e poi rinchiuso definitivamente, nel 1918 per l’aggravarsi di una malattia mentale sulla quale ad oggi ci sono ancora tanti dubbi; persino l’esperienza dell’amore, vissuta con Sibilla Aleramo, non riesce a strapparlo alla propria arte che finisce per ingurgitarlo.

Sabrina Mangano

Festa Patronale di Manfredonia, ci siamo

E’ partita la macchina organizzativa per la prossima festa patronale di Manfredonia in onore di Maria SS di Siponto.

La Pro Loco di Manfredonia, infatti, in questi giorni ha siglato un protocollo d’intesa con la parrocchia San Lorenzo Maiorano in Cattedrale e l’emittente televisiva Padre Pio TV per la fruizione allargata delle funzioni religiose programmate, che si svolgeranno con la sobrietà che il momento impone e nella stretta osservanza delle misure per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus Covid-19.

“E’ un momento particolarissimo per la nostra città, sofferente sotto il punto di vista economico e sociale, a causa anche dell’emergenza sanitaria in atto che ha colpito il mondo intero – dichiara Francesco Schiavone Presidente della Pro Loco di Manfredonia – ma noi non potevamo restare fermi, per questo, abbiamo deciso di sostenere e promuovere le attività della parrocchia San Lorenzo Maiorano in Cattedrale, nel pieno rispetto delle decisioni prese dagli organi ecclesiastici preposti e delle responsabilità che ne derivano. Le restrizioni imposte dalle stringenti norme anti-Covid19 non consentiranno la consueta partecipazione di massa dei fedeli durante le celebrazioni religiose, per questo motivo abbiamo chiesto ed ottenuto il supporto di Padre Pio TV che consentirà a tutti coloro che lo vorranno, di partecipare da casa ai momenti più importanti delle funzioni liturgiche programmate per l’occasione. L’accordo con Padre Pio Tv ci permetterà di raggiungere un pubblico vastissimo sull’intero territorio nazionale e non solo. Esprimiamo gratitudine al nostro Arcivescovo Padre Franco Moscone, al Parroco delle cattedrale Don Fernando Piccoli e al Direttore di Padre Pio Tv Padre Francesco Di Leo o.f.m.capp. per la sensibilità mostrata in questa occasione. Ringraziamo, inoltre, l’amministrazione comunale per averci concesso il nulla osta all’autorizzazione al suolo pubblico, per l’installazione delle classiche luminarie che renderanno quel senso di gioia e allegria necessari in questo momento così insolito e che resteranno accese in onore della nostra amata Maria SS di Siponto”.

La festa patronale deve continuare ad esistere, nel rispetto delle norme di sicurezza previste dalla legge, anche per contrastare e colmare quel vuoto identitario, culturale ed economico verso cui ci sta spingendo questa inaspettata emergenza sanitaria.

Nei prossimi giorni seguiranno aggiornamenti circa gli orari e le location di svolgimento delle funzioni liturgiche.

L’iniziativa è patrocinata dal Gal Daunofantino e dal Touring Club Italiano – Club di territorio di Manfredonia.

ProLoco Manfredonia

Bandiera blu per le Isole Tremiti

«Festeggiamo la Bandiera Blu delle isole Tremiti, un grande risultato, faticoso, perché comprende tanti fattori ambientali, oltre la pulizia del mare, e questa piccola amministrazione è riuscita ad ottenerlo». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ieri è stato alle Isole Tremiti per ‘issare’ la Bandiera Blu 2020, il prestigioso riconoscimento ambientale conferito dalla FEE alle località costiere europee che soddisfano criteri di qualità sulle acque di balneazione tenendo in considerazione anche altri parametri, come la pulizia delle spiagge e i servizi offerti.

«Quest’anno – ha detto Emiliano – sono tante le Bandiere Blu in Puglia, un record quasi, e noi siamo molto orgogliosi. Anche perché, nella stessa giornata, abbiamo avuto la notizia che la Puglia è la prima regione italiana per prenotazioni turistiche. Il turismo oggi non cerca cose evanescenti, cerca bellezza, tranquillità, sicurezza, salute e soprattutto ambiente pulito».

«Ho cominciato questi 5 anni di governo della Puglia – ha aggiunto Emiliano – difendendo il mare delle Tremiti, qui davanti era previsto un campo di ricerca petrolifera, e difendendo il mare di tutta la Puglia fino al Golfo di Taranto. Oggi abbiamo potuto verificare assieme al sindaco Fentini il progetto del dissalatore che finalmente emanciperà le Tremiti dalle navi che tutti i giorni devono portare l’acqua. Ecco, l’acqua come elemento fondamentale nella vita della nostra regione e come elemento che attira non sono i nostri ospiti ma che eleva la qualità della nostra vita».

Ai festeggiamenti per la Bandiera Blu 2020 presenti il sindaco Antonio Fentini, il sindaco di Peschici Franco Tavaglione e il presidente del Parco nazionale del Gargano Pasquale Pazienza, la consigliera regionale Rosa Barone. «Qui alle Tremiti – ha commentato il sindaco Fentini – è stata una giornata meravigliosa perché abbiamo festeggiato la Bandiera Blu che ci è stata concessa dalla FEE. Il mare blu non è solo mare pulito, ambiente pulito, ma anche servizi, qualità delle acque, differenziata, un po’ di tutto. Vuol dire che siamo stati bravi e che continuiamo a vivere e amare il nostro ambiente».

Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno

Riapre il 1° agosto il Parco Archeologico di Siponto

Riapre sabato 1° agosto 2020, il Parco Archeologico di Siponto, area archeologica di grande rilevanza che testimonia l’importanza raggiunta dall’antica Siponto in epoca romana prima dell’abbandono degli abitanti nella nascente città fondata dal figlio dell’Imperatore Federico II di Svevia, re Manfredi chiamata Manfredonia. Sarà così possibile immergersi ancora una volta nei luoghi che ospitano i resti della Basilica paleocristriana con l’installazione in rete metallica dell’artista Edoardo Tresoldi e della Basilica medievale di Santa Maria Maggiore.

Il Parco si presenterà al pubblico arricchito di nuovi percorsi di visita studiati nel pieno rispetto della normativa anti COVID-19 vigente.

Queste le nuove modalità di visita:

· Ingresso: dal mercoledì alla domenica dalle ore 12.30 alle ore 21.30 (chiusura ingresso alle ore 21.00). Lunedi e martedì chiuso;

· Numero massimo di ingressi consentito: massimo 50 visitatori presenti nell’aerea del Parco e di massimo 20 visitatori all’interno della Basilica paleocristiana;

· Durata della visita: massimo 1 ora;

· Costo d’ingresso: gratuito;

· Info: drm-pug.parcosiponto@beniculturali.it, Fb @mad.manfredonia · Museo

Inoltre, in conformità con le disposizioni dettate in materia di sicurezza sanitaria, all’interno del sito sono state adottate le seguenti prescrizioni:

– All’ingresso del sito sono stati predisposti in modo visibile tutti i cartelli con le disposizioni emanate dal Ministero della Salute per informare i visitatori sulle modalità di accesso e fruizione: uso obbligatorio di mascherine, pulizia delle mani attraverso appositi distributori di gel disinfettante, distanziamento fisico, ecc.;

– Prima di accedere, il personale in servizio, munito di appositi DPI (mascherina, e guanti), misurerà la temperatura corporea dei visitatori per assicurarsi che non sia superiore ai 37,5° C;

– I visitatori dovranno recarsi ai siti muniti di mascherine e guanti che dovranno essere indossati per tutta la durata della visita;

– Durante la visita si dovrà rispettare il distanziamento fisico di 1 – 2 metri (a seconda della posizione nel sito);

– Allo scopo di rispettare il distanziamento, la visita presso ogni luogo della cultura avverrà tramite ingressi contingentati (nella quantità e nella frequenza) anche mediante prenotazioni, esodi scaglionati, percorsi di visita obbligati e un numero massimo giornaliero di visitatori;

– All’ingresso del sito è stato disposto un dispenser dedicato per la distribuzione di gel disinfettante ed un contenitore, all’uscita, per lo smaltimento di guanti e mascherine;

– Il personale di turno vigilerà sul rispetto delle normative di sicurezza (contingentamento degli ingressi e degli ambienti comuni, rispetto del distanziamento, ecc.);

– Il piano di apertura prevede un percorso obbligato di visita a cui i visitatori dovranno attenersi scrupolosamente.

Tutto ciò non sarebbe possibile senza l’appassionato e attento impegno del personale di accoglienza e vigilanza del sito: Salvatore Rizzuto, Nazzario Saracino, Antonio Sementino.

La Direzione Regionale Musei Puglia e la Direzione del Parco Archeologico di Siponto augurano a tutti una buona visita in totale sicurezza.

Uno sguardo oltre…con Felice Sblendorio

Si è rivelata molto piacevole la chiacchierata con il 21enne giornalista sipontino Felice Sblendorio con cui da tempo avevo voglia di confrontarmi incuriosita dalle sue piacevoli interviste, pubblicate su bonculture.it, a nomi autorevoli del panorama culturale – e non solo – italiano. Senza pregiudizi e formalità, Felice è passato dal lato dell’intervistato per questa volta: si è parlato del ‘più e del meno’ come se ci si fosse ritrovati davanti ad un caffè virtuale (grazie Skype) e ciò che leggerete qui sotto ne è il risultato.

-Hai cominciato a firmare i tuoi primi articoli quando eri davvero piccolo. Mi ricordo di te quando entrambi eravamo nella redazione di Manfredonianews.it…

Sì, frequentavo il secondo o terzo anno delle scuole superiori quando Mariantonietta di Sabato – vicedirettrice di Manfredonianews.it – mi chiese di scrivere per il loro giornale, si trattava spesso di argomenti ‘leggeri’ ma comunque di lì poi non ho più abbandonato la scrittura. Ho cercato, anzi, di rafforzare la mia passione intraprendendo un percorso di studi universitari – Scienze politiche a Bologna – che si potesse conciliare anche con l’altro mio forte interesse per la politica. Seguo e leggo firme autorevoli che possano in qualche modo rendere più maturi e strutturati i miei pensieri e le mie conoscenze in modo da non risultare mai banale in ciò che poi mi accingo a scrivere.

-Ti abbiamo visto ricoprire più ruoli: giornalista per la carta stampata, per televisioni locali, acuto intervistatore in occasione di presentazione di libri. In quale veste ti senti più a tuo agio?

Mi piacerebbe specializzarmi nel settore televisivo dove occorre mettere la faccia in quello che si fa. Ho già avuto un’esperienza con Teleblu prima di partire per l’università ma poi ho dovuto accantonare questo mondo per dedicarmi agli studi. In realtà, non considero l’ambito televisivo staccato dalla scrittura perché ciò che a me interessa è comunque la parte autoriale, è in questo che vorrei cimentarmi anche se so perfettamente quanto sia complicato ed impegnativo. I talk show mi hanno sempre molto affascinato anche se, secondo il mio parere, andrebbero innovati soprattutto per quanto riguarda le presenze ormai ‘fisse’ che li animano. Una rivoluzione dall’interno che possa dare spazio ai più giovani, a chi ha qualcosa di nuovo da dire, qualcosa che il telespettatore medio non si aspetta. Creare un cortocircuito dei talk show e dell’informazione televisiva.

-Risultano sempre molto interessanti da leggere le tue interviste pubblicate su bonculture.it, qual è il nome che vorresti contattare per una prossima ‘chiacchierata’?

Ce ne sono tanti ma forse tra tutti è il Maestro Franco Battiato la cui personalità solletica maggiormente la mia curiosità e voglia di confronto. Resterà molto probabilmente un sogno viste anche le ignote sue condizioni di salute ma, come per tutti i nomi che ho avuto il piacere di intervistare, ciò che mi piacerebbe è conoscere in suo pensiero su questo delicato periodo storico, capire la persona andando oltre il personaggio. Mi affascina, più di altri, lo sguardo disincantato di chi è più avanti con l’età perché riesce ad offrirti una panoramica così lucida della realtà che alla mia età non si riesce ad avere, ti apre gli occhi verso questo presente così confuso rappresentando quasi una bussola per orientarsi e scegliere quale strada sia meglio percorrere.

-Una domanda secca e forse un po’ scomoda a te che sei sempre così diretto: secondo te, c’è ancora giornalismo a Manfredonia?

Secondo me sì… a volte. Finché continuerà ad esserci qualcuno che ha il coraggio di scrivere la verità senza tanti compressi, di scrivere ciò che non andrebbe scritto, di farlo con onestà intellettuale e non solo per promuovere persone o cose, il giornalismo esisterà. Più se ne parla, soprattutto di temi scomodi, meno ci sarà la possibilità che quel tipo di realtà si infiltri subdolamente nella società e il giornalista deve fare questo, essere scomodo. Raccontando le cose che non vanno è più probabile che si costruiscano i paradigmi dei conflitti sociali, delle dispute politiche, la mancanza di questo impegno per me rappresenterebbe un annoso problema e non solo per il giornalismo.

Libera Maria Ciociola